La storia delle arti marziali militari nella Russia sovietica è affascinante quanto complessa. Prima della Rivoluzione d'Ottobre del 1917, in Russia esistevano un'infinità di arti marziali regionali ed etniche, oggi riunite nella denominazione di Arte Marziale Russa (RMA, Russian Martial Art). Da diversi millenni prima della nascita di Cristo, fino al VI secolo d.C. (circa), la RMA costituiva una multiforme pratica tribale caratteristica delle comunità di guerrieri slavi, e veniva usata nelle competizioni interne e intertribali, nonché nelle vere e proprie guerre fra tribù. Le tecniche dì combattimento venivano tramandate di padre in figlio, mantenendo e sviluppando ulteriormente, nel corso dei secoli, il corpo delle tecniche; questo fatto doveva rivelarsi prezioso, poiché sin dal VI secolo d.C. le tribù russe si trovarono ad essere attaccate sempre più di frequente dagli invasori provenienti dal Nord e dall'Oriente, nonostante i racconti degli invasori dell'epoca riconoscessero che i loro avversar! combattevano con ferocia nei corpo a corpo. Dal IX secolo in poi, comunque, i progressi nel campo dei metalli cominciarono a influire sul corso dello sviluppo sella RMA. La migliore qualità di spade, lance e armature portò alla necessità di più decise tecniche di combattimento corpo a corpo che potessero essere impiegate per affrontare anche avversari armati. Un'altra, e forse più profonda influenza sulla RMA, fu determinata dall'occupazione della Russia da parte dei Mongoli, iniziata da Batu Khan nel 1237 e proseguita fino al XV secolo.
Due secoli dopo l'invasione mongola, la RMA conobbe una sorta di declino: l'influsso di tradizioni marziali meno sofisticate dall'Occidente e l'introduzione delle armi da fuoco determinarono una costante diminuzione dell'importanza e nelle tecniche di essa, che mantenne comunque in Russia la sua costante presenza culturale fino al XX secolo.
La rivoluzione del 1917 apportò notevoli mutamenti alle fortune e alla direzione della RMA in Russia. In seguito a Insediamento del governo bolscevico, il regime comunista si propose di appiattire le distinte tradizioni culturali nell'Unione Sovietica allo scopo di creare un panorama socialista omogeneo: la RMA non rappresentò un'eccezione a questa politica, e nel 1918 Lenin diede vita a un'organizzazione guidata da un certo compagno Vorosilov che aveva il compito di esaminare i sistemi di arti marziali russe e straniere, con lo scopo di realizzare una forma integrata di combattimento militare che avrebbe costituito lo standard in tutta l'Unione Sovietica. Squadre di investigatori viaggiarono per tutto il paese, in Mongolia, Cina, India, Giappone, n Africa e in Europa , raccogliendo una massa di informazioni su tecniche e tradizioni marziali. Una volta esaminato i tutto nel quartier generale di Vorosilov, 25 stili di combattimento a mani nude vennero fusi con il karaté, il judo e altre forme difensive in una struttura sistematica di abilità marziali da insegnare ai militari a vari livelli .
Il livello superiore era quello riguardante il programma sovietico di Combattimento Corpo a Corpo (CQC). Insegnato soltanto ai soldati delle Forze Speciali e alle unità della polizia segreta, il CQC rappresentava una segretissima selezione di tecniche mortali a mani nude per ammazzare a sangue freddo, uccidere in combattimento e torturare, tecniche che si mantenevano tuttora assai vicine agli originari insegnamenti della RMA, malgrado i tentativi sovietici dì negarlo.
Particolare importanza veniva data a metodi quali lo strangolamento e i colpi letali, ampiamente sperimentati nella guerra russo-giapponese e nella Prima Guerra Mondiale. Il programma CQC includeva anche le tattiche della polizia sovietica per il controllo degli individui e della folla (CCT), che fornivano dei buoni sistemi di controllo mediante immobilizzazioni, azioni sui punti di pressione, nonché calci e colpi per mettere l'avversario fuori combattimento. Infine, vi era un livello generale di istruzione nell'arte marziale che veniva fornito a tutte le unità dell'esercito sovietico, ma che in realtà era più adatto all'impiego sportivo che alle rigorose abilità del combattimento a mani nude.
Perciò, le autorità sovietiche assimilarono la RMA nella loro struttura ideologica, evitando nel contempo che andasse perduta la conoscenza delle tecniche letali a mani nude. Le nuove forme furono riunite collettivamente in uno stile di combattimento chiamato Sambo, acronimo di Samozashchitya Bez Oruzhiya, che significa autodifesa senza armi. In generale, il Sambo si suddivideva in due categorie: il Sambo sportivo e il Sambo da combattimento, e quasi tutti i soldati russi avevano a che fare con queste tecniche in una o nell'altra forma, benché spesso senza la letale pericolosità dell'addestramento impartito agli esponenti delle Forze Speciali. Ve n'era infatti un'altra forma nota come Sambo da combattimento Spetsnaz, erede delle vere tecniche della RMA, e il riferimento al Sambo nella sua denominazione serviva ad evitare la curiosità dei non addetti. Le sue tecniche venivano insegnate in assoluta segretezza e chi le praticava di solito si riferiva ad esse semplicemente come al Sistema. Esso è oggi prerogativa delle unità delle Forze Speciali Spetsnaz e del personale addetto ai posti chiave nelle istituzioni russe, come i Ministeri per gli Affari Interni e della Difesa, delle unità speciali MVD, dei paracadutisti VDV e delle unità OMON, di alcune squadre della marina russa e di altri specialisti. Lentamente, le tecniche del Sambo da combattimento Spetsnaz si stanno diffondendo fuori dal Paese; eppure, mentre in Occidente oggi sono in molti a qualificarsi come istruttori di Sambo ( é di essi alcuni hanno fatto parte del personale dell'esercito sovietico ), sono ben pochi quelli che fuori della Russia possiedono una conoscenza effettiva e completa degli scopi, del potenziale e delle tecniche del Sambo in quanto erede dell'antica RMA.